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Federcasse revoca i ccnl - ed ora cosa accade?

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bobo.jpgCinque minuti ,volontari, di riflessione ….... obbligatoria

IL 26 NOVEMBRE 2013 FEDERCASSE RECEDE DAL CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO PER I QUADRI DIRETTIVI ED IL PERSONALE DELLE AREE PROFESSIONALI DEL 21 DICEMBRE 2012 E DA QUELLO DEI DIRIGENTI DEL 25 MAGGIO 2008.

Con atto unilaterale Federcasse ha dichiarato di voler porre fine al vincolo dei contratti stabilendo nella data del1 luglio 2014la scadenza degli effetti degli stessi..

Federcasse dichiara così l'inefficacia dei CCNL, limitandone la ultra attività, al 30 giugno 2014.

Si ricorda che il CCNL per i Quadri ed il Personale delle aree professionali scade il 31 dicembre 2013, mentre quello dei Dirigenti è scaduto al 31 dicembre 2010 .

Sempre secondo la comunicazione di Federcasse le normative transitorie e sperimentali previste dal CCNL 21 dicembre 2012, non produrranno, invece, i loro effetti dal 1 gennaio 2014(a mero titolo di esempio: le norme transitorie o sperimentali come l'allungamento dell'orario di sportello dalle 8,00 alle 20,00; la remunerazione delle

prestazioni aggiuntive accedenti il normale orario di lavoro dei quadri direttivi; importanti norme di solidarietà e collocamento di lavoratori in mobilità, così come altri strumenti sperimentali convenuti per il monitoraggio dei livelli occupazionali; ecc.)

 

Cosa comporta il recesso dai CCNL?

Le aziende potrebbero voler regolare unilateralmente il rapporto di lavoro sotto ogni aspetto: dagli orari, agli inquadramenti, alle retribuzioni, al Welfare, ecc.

Noi riteniamo, comunque, che esistono oggettive e forti limitazioni per poter intraprende questa strada a partire dalla Carta Costituzionale e dalla giurisprudenza. Infatti a supporto di questo convincimento, ad esmpio per quanto riguarda la retribuzione, l'articolo 36 della Costituzione prevede che la stessa deve essere proporzionata e sufficiente al lavoro svolto. E quale potrebbe essere quindi il parametro di riferimento della possibile futura retribuzione se non quella ora percepita derivante dall'attuale contratto di lavoro?

Conseguentemente, se è vero che l’articolo 36 della Costituzione ci può preservare sulle clausole di contenuto retributivo, è altrettanto vero che sulla restante parte delle materie regolate dal CCNL ci si troverebbe probabilmente davanti ad un importante vuoto normativo contrattuale che potrebbe essere colmato dalle sole norme di legge. Ci si potrebbe trovare, quindi, davanti al problema che dal 1 luglio 2014 si debba dover regolare tutto il rapporto di lavoro, in parte secondo norma di legge, ed in parte sopprimendo tutta una serie di istituti e voci storiche di origine contrattuale, che dal punto di vista tecnico è possibile regolare solo con un contratto collettivo di lavoro. Di seguito riportiamo, a solo titolo di esempio non esaustivo e non prioritario, alcuni dei possibili effetti: orario di lavoro potrebbe essere esteso a 40 ore settimanali; le ferie spettanti, per tutti, saranno di 20 giorni all'anno; le giornate di permesso per ex festività saranno, per tutti, quelle effettivamente cadenti in giornate lavorative; non ci sarebbero più i permessi di 23 ore di riduzione oraria e le 10 ore dell'art. 118 oltre alla soppressione dell'istituto della banca delle ore; non matureranno ulteriori scatti di anzianità; potrebbero non essere corrisposte le voci economiche legate allo svolgimento di un ruolo come l'indennità di preposizione; non ci sarebbe più la norma relativa ai trasferimenti; tutte le procedure di crisi o riorganizzazione saranno gestite direttamente secondo le sole norme di legge; le norme sui licenziamenti individuali così come quelle che regolano il comporto per malattia sarebbero quelle di legge; potrebbero essere messe in discussione anche le contribuzioni alla assistenza ed alla previdenza complementare.

Appare evidente che in un simile scenario la soluzione più naturale e di più agevole per le le aziende resterebbe quella della sottoscrizione di una regolamentazione collettiva che si sostituisca a quella disdettata senza soluzioni di continuità.

Ed allora perchè Federcasse recede dai contratti collettivi nazionali di lavoro?

Nella lettera consegnata alle segreterie nazionali delle organizzazioni sindacali, si legge, oltre al richiamo alla situazione di crisi generale e di settore, più specificatamente :”in questo contesto la nostra contrattazione collettiva nazionale, …......., deve mantenere la possibilità di assicurare, da un lato l'opportuna uniformità delle tutele e, dall'altro, l'esaltazione delle specificità localistiche della Categoria, ferma restando la necessaria sostenibilità del costo del lavoro, tempo per tempo.” e continua ancora:“L'attuale disciplina recata dalla contrattazione nazionale non ci appare più adeguata alle finalità sopra richiamate.”. Federcasse conclude quindi, confidando nella condivisione delle preoccupazioni, con la volontà di avviare: “un auspicato confronto congiunto , al quale ci rendiamo fin da subito disponibili, per individuare possibili termini e misure concreti di quel rinnovamento di disciplina a nostro avviso necessario e non rinviabile .Si dichiara quindi la volontà di avere un nuovo modello di contratto, che secondo le intenzioni manifestate da Federcasse non potrà essere ne di continuità ne di manutenzione.

Federcasse quindi scegliendo di recedere dai contratti nazionali di lavoro, e dichiarando la volontà di prorogare gli effetti degli stessi non oltre il 30 giugno del 2014, cerca di imporre la partenza accelerata del negoziato verso un nuovo modello di contratto e stabilendo unilateralmente tempi e le modalità.

Con il recesso dei CCNL, Federcasse contravviene gravemente alle regole contrattuali oltre che alle prassi negoziali consolidate nel tempo nel settore credito cooperativo e, contrariamente a quanto dichiarato nella lettera di recesso, seguendo le orme di ABI, rischia di pregiudicare la reclamata specificità di settore.

Troppo spesso, e questo atto ne è la riprova, gli amministratori ed il management dimenticano, nei fatti, che il vero indispensabile patrimonio del credito cooperativo è rappresentato dalle persone, in particolare dalle lavoratrici e dai lavoratori del credito cooperativo; “i collaboratori”; e che è sopra tutto grazie a questi, al loro convincimento ideale alla loro abnegazione e professionalità, che il sistema del credito cooperativo nella sua interezza, è stato in passato, e potrà in futuro“continuare ad essere un valido riferimento per l'economia dei territori”.

Il nostro impegno, anche in questa fase straordinaria, sarà come sempre dedicato alla condivisione ed al confronto con le colleghe ed i colleghi, convinti che solo dalla consapevolezza e dalla partecipazione nasce la forza per ribadire, con nettezza e determinazione, che: il contratto collettivo nazionale di lavoro è stato e sarà uno dei pilastri che ha garantito e garantirà l'unicità e la specificità della cooperazione di credito; solo attraverso la centralità di un contratto collettivo nazionale di lavoro forte e cogente si possono garantire le specificità territoriali, l'unicità del movimento, la tutela della centralità della dignità umana del lavoratore.

Roma lì 11 dicembre 2013

Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Dicembre 2013 23:40  
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